Ricevere la notifica di un pignoramento del conto corrente può creare forte preoccupazione, soprattutto quando su quel conto arrivano le risorse necessarie per vivere: stipendio, pensione, NASpI, assegno unico, indennità o altri sostegni economici familiari.
Il punto da chiarire subito è questo: il pignoramento del conto corrente non significa automaticamente che tutto il denaro presente o in arrivo possa essere prelevato senza limiti. La legge prevede regole diverse a seconda della natura delle somme e del momento in cui sono state accreditate. L’articolo da cui prende spunto questo approfondimento segnala proprio il tema delicato del pignoramento del conto quando vi confluiscono NASpI, indennità e sostegni familiari.
Per il consumatore, però, il problema pratico è spesso un altro: capire cosa fare subito, quali documenti conservare e quando chiedere una verifica. In questi casi la valutazione dipende dal caso concreto, perché non basta dire “sono soldi della NASpI” o “è assegno unico”: conta anche se le somme erano già sul conto prima del pignoramento oppure se sono state accreditate dopo.
Che cosa accade quando viene pignorato il conto corrente
Nel pignoramento presso terzi, la banca riceve l’atto e assume obblighi di custodia sulle somme del debitore, nei limiti previsti dalla legge. In pratica, il conto può essere bloccato o reso indisponibile per l’importo indicato nell’atto, fino alle determinazioni della procedura esecutiva. Il Codice di procedura civile disciplina gli obblighi del terzo pignorato anche nel caso di somme accreditate su conto bancario o postale intestato al debitore.
Questa fase è particolarmente delicata perché il conto corrente può contenere somme di origine diversa: risparmi, stipendio, pensione, sostegni familiari, indennità di disoccupazione, bonifici di parenti o altre entrate. Non sempre la banca è in grado di distinguere immediatamente la natura di ogni accredito, soprattutto se le somme si sono già mescolate nel saldo disponibile.
Per questo è fondamentale conservare estratti conto, ricevute, comunicazioni INPS, buste paga, cedolini pensione e ogni documento utile a dimostrare da dove proviene il denaro.
Le somme già presenti sul conto prima del pignoramento
Una delle regole più importanti riguarda le somme già accreditate prima della notifica del pignoramento.
L’articolo 545 del Codice di procedura civile prevede una tutela specifica per le somme dovute a titolo di stipendio, salario, altre indennità relative al rapporto di lavoro o impiego, pensione, indennità che tengono luogo di pensione o assegni di quiescenza quando sono accreditate su conto bancario o postale. Se l’accredito è avvenuto prima del pignoramento, tali somme sono pignorabili solo per la parte che supera il triplo dell’assegno sociale.
Per il 2026, l’INPS indica l’importo dell’assegno sociale in 546,24 euro mensili per 13 mensilità. Il triplo è quindi pari a 1.638,72 euro. Questo valore è importante perché rappresenta, in linea generale, la soglia di riferimento per verificare quanta parte delle somme già presenti sul conto può essere aggredita, quando si tratta di emolumenti tutelati dalla norma.
Attenzione: non basta avere un saldo inferiore a quella soglia per risolvere ogni dubbio. Occorre verificare la provenienza delle somme, la data dell’accredito, il tipo di credito azionato e l’eventuale presenza di importi non riconducibili a stipendi, pensioni o indennità tutelate.
Gli accrediti successivi: stipendio, pensione e NASpI
Le somme che arrivano sul conto dopo la notifica del pignoramento seguono regole diverse.
Per stipendi e salari, il riferimento generale è il limite del quinto, salvo particolarità legate alla natura del credito, ad esempio crediti alimentari, tributari o altre ipotesi previste dalla legge. Per le pensioni, l’articolo 545 c.p.c. prevede anche una tutela del cosiddetto minimo vitale: le somme pensionistiche non possono essere pignorate per un ammontare corrispondente al doppio dell’assegno sociale, con un minimo di 1.000 euro; solo la parte eccedente può essere aggredita nei limiti di legge.
La NASpI merita un’attenzione specifica. L’INPS la definisce come indennità mensile di disoccupazione per lavoratori subordinati che hanno perso involontariamente l’occupazione. Proprio per la sua funzione di sostegno al reddito, in caso di pignoramento è opportuno verificare con attenzione se e in che misura possa essere aggredita.
Alcuni orientamenti giudiziari richiamati nella notizia di partenza tendono a valorizzare la funzione assistenziale o di sostegno della NASpI e delle prestazioni familiari. Tuttavia, trattandosi di decisioni di merito e di casi specifici, è prudente evitare conclusioni automatiche: il singolo caso va sempre verificato sulla base degli atti, delle date e dei documenti disponibili.
Assegno unico e somme familiari: perché la data dell’accredito conta
L’assegno unico e universale è un sostegno economico per le famiglie con figli a carico, attribuito fino ai 21 anni in presenza di determinate condizioni e senza limiti di età per figli con disabilità. L’INPS precisa che l’importo varia in base a ISEE, età e numero dei figli ed eventuali situazioni di disabilità.
Quando queste somme arrivano sul conto di una famiglia già in difficoltà economica, il rischio maggiore è che vengano confuse con il saldo generale. In linea pratica, la distinzione più importante è tra:
somme accreditate prima del pignoramento
Possono essere più difficili da distinguere dal resto del patrimonio del debitore, soprattutto se sono state usate, spostate o mescolate con altri accrediti;
somme accreditate dopo il pignoramento
Possono conservare in modo più evidente la loro funzione specifica, ma serve comunque verificare come la banca le ha trattate e quale posizione assume il giudice dell’esecuzione.
Per questo motivo è utile controllare periodicamente l’estratto conto e conservare la documentazione INPS relativa agli accrediti.
Quando il creditore è Agenzia delle Entrate-Riscossione
Quando il pignoramento riguarda debiti fiscali o cartelle, entrano in gioco regole speciali.
L’articolo 72-ter del DPR 602/1973 prevede limiti specifici per il pignoramento da parte dell’agente della riscossione su stipendi, salari e altre indennità relative al rapporto di lavoro: un decimo per importi fino a 2.500 euro, un settimo per importi superiori a 2.500 euro e fino a 5.000 euro, un quinto oltre 5.000 euro. Inoltre, in caso di accredito sul conto corrente, gli obblighi del terzo pignorato non si estendono all’ultimo emolumento accreditato allo stesso titolo.
Anche qui la regola pratica è semplice: non bisogna fermarsi alla sola lettura dell’atto, ma verificare che i limiti siano stati applicati correttamente.
Cosa significa per i consumatori
Per chi riceve un pignoramento del conto corrente, tutto questo significa che occorre agire con ordine e tempestività.
Un conto può essere bloccato anche se viene usato per ricevere NASpI, pensione, stipendio o assegno unico. Ma questo non significa che ogni somma sia automaticamente pignorabile per intero. La differenza può dipendere da diversi fattori:
- se il denaro era già presente sul conto o è arrivato dopo;
- se si tratta di stipendio, pensione, NASpI, assegno unico o altra indennità;
- se il creditore è un privato, una finanziaria, una banca o l’agente della riscossione;
- se la banca ha applicato correttamente i limiti;
- se il debitore riesce a documentare la provenienza delle somme.
In concreto, una famiglia che riceve assegno unico o NASpI dovrebbe evitare di sottovalutare la notifica del pignoramento. Anche quando una somma ha funzione di sostegno, può essere necessario dimostrarlo.
Quando prestare attenzione
È consigliabile prestare particolare attenzione se:
- il conto è stato bloccato subito dopo un accredito INPS;
- sul conto arrivano solo pensione, stipendio o NASpI;
- sono stati trattenuti importi che sembrano superare i limiti di legge;
- la banca non distingue tra somme ordinarie e prestazioni assistenziali o previdenziali;
- ci sono figli a carico e sul conto viene accreditato l’assegno unico;
- il pignoramento riguarda cartelle esattoriali o debiti fiscali;
- non è chiaro chi sia il creditore o quale importo venga richiesto.
In presenza di questi segnali, può essere utile chiedere una valutazione prima di accettare passivamente il blocco del conto.
Cosa fare se il conto viene pignorato
Il consumatore può seguire alcuni passaggi pratici:
1. Recuperare subito l’atto di pignoramento
Serve capire chi è il creditore, quale importo viene richiesto, quale conto è coinvolto e quale tribunale o procedura è indicata.
2. Scaricare gli estratti conto
È utile ottenere almeno gli estratti dei mesi precedenti e successivi alla notifica, così da dimostrare quando sono arrivate le somme.
3. Conservare documenti INPS e buste paga
Cedolini pensione, comunicazioni NASpI, ricevute dell’assegno unico e buste paga possono aiutare a dimostrare la natura delle somme.
4. Verificare le soglie applicate
Non sempre il blocco effettuato in automatico tiene conto di tutte le particolarità. I limiti possono variare in base al tipo di somma e al creditore.
5. Chiedere chiarimenti per iscritto alla banca
Meglio evitare comunicazioni solo telefoniche. Una richiesta scritta consente di avere prova delle risposte ricevute.
6. Valutare un intervento nella procedura
Se risultano bloccate somme potenzialmente impignorabili o trattenute oltre i limiti, può essere necessario rivolgersi al giudice dell’esecuzione attraverso gli strumenti previsti dalla legge. La valutazione richiede l’esame concreto degli atti.
Conclusione
Il pignoramento del conto corrente è una situazione seria, ma non sempre significa che tutte le somme presenti o future possano essere sottratte senza limiti.
Stipendio, pensione, NASpI e assegno unico possono essere soggetti a regole specifiche. La tutela, però, non opera sempre in modo automatico: spesso occorre dimostrare la provenienza del denaro, la data dell’accredito e l’eventuale violazione dei limiti di pignorabilità.
Se hai ricevuto un pignoramento del conto corrente o temi che siano state bloccate somme necessarie al sostegno tuo o della tua famiglia, Centro Tutele può aiutarti a valutare il caso concreto, senza promesse di risultato ma con un’analisi attenta della documentazione.