Multa non pagata, stop all'aumento del 10% ogni sei mesi? Cosa cambia davvero
Il debito che cresce da solo potrebbe avere i giorni contati
Arriva la cartella di una vecchia multa, la si mette da parte "per dopo", e quando si controlla l'importo è quasi il doppio, a volte di più. È una situazione che riguarda un numero enorme di automobilisti: una sanzione inizialmente contenuta che, con il trascorrere dei mesi, si trasforma in un debito difficile da gestire. Il meccanismo che produce questo rincaro potrebbe però essere eliminato.
Finisce davvero l'aumento automatico delle multe non pagate? È la domanda che molti si fanno dopo aver letto della revisione del Codice della Strada messa a confronto pubblico nelle scorse settimane. La proposta esiste, è concreta e tocca proprio la voce che pesa di più su chi non può pagare subito.
Il nuovo testo-base del Codice della Strada — lo schema sottoposto a consultazione pubblica, chiusa il 13 settembre 2026 — prevede di cancellare la maggiorazione del 10% ogni sei mesi applicata alle sanzioni stradali non pagate passate in riscossione. Va sottolineato subito: si tratta di una proposta che non è ancora legge. Dovrà completare l'iter di approvazione prima di produrre effetti concreti.
Come funziona oggi: il percorso di una multa non pagata
Oggi, ricevuto il verbale, la sanzione si paga di norma entro 60 giorni dalla contestazione o dalla notifica. In alcune violazioni, chi paga entro cinque giorni può approfittare della riduzione del 30%. Trascorsi i 60 giorni senza un versamento integrale, l'importo non resta quello scritto sul verbale: la sanzione viene rideterminata in misura pari alla metà del massimo edittale previsto per la violazione (articolo 203 del Codice della Strada), detraendo quanto eventualmente già versato. Nella pratica, per le trasgressioni più comuni, significa quasi sempre raddoppiare.
A quel punto l'ente può avviare la riscossione coattiva: il ruolo passa all'agente della riscossione e la pretesa arriva con la cartella di pagamento, con l'aggiunta delle spese di procedura. Ed è proprio in questa fase che scatta il meccanismo contestato: l'articolo 27, comma 6, della legge 24 novembre 1981, n. 689 dispone che, in caso di ritardo, la somma dovuta sia maggiorata di un decimo per ogni semestre, a partire dal semestre in cui la sanzione è divenuta esigibile e fino a quello in cui il ruolo è trasmesso all'esattore.
Un freno a questo effetto domino è arrivato di recente: la legge 25 novembre 2024, n. 177, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 29 novembre 2024, ha stabilito che per le sanzioni del Codice della Strada la maggiorazione non può superare complessivamente i tre quinti (60%) dell'importo di riferimento. Prima non esisteva un tetto: debiti rimasti insoluti per anni potevano lievitare ben oltre ogni previsione iniziale.
Cosa propone la riforma
Lo schema in discussione interviene su tre fronti:
- Fine della maggiorazione semestrale. Viene eliminata la maggiorazione di un decimo ogni sei mesi. Se confermata, il debito di una multa non pagata smetterebbe di crescere in automatico con il semplice passare del tempo.
- Avviso bonario obbligatorio. Prima di avviare la riscossione, l'ente accertatore dovrebbe comunicare il dettaglio degli addebiti, l'importo complessivamente dovuto e le somme da versare, precisando che in mancanza di pagamento entro 30 giorni si procederà con l'iscrizione a ruolo. Secondo lo schema, l'omissione di questo avviso renderebbe inefficaci le successive azioni esecutive.
- Rateizzazione. Sarebbe previsto espressamente il diritto di chiedere all'amministrazione il pagamento a rate del debito, dopo l'avvio della procedura di recupero.
Il raddoppio derivante dalla rideterminazione della sanzione resta invece dovuto, così come le spese effettivamente connesse alla notifica e alla procedura di riscossione: la riforma colpisce l'aumento a scatti, non l'obbligo di pagare.
Limiti e precisazioni: non è legge, ancora
La prima precisazione è di metodo: si tratta di un testo-base ancora in iter, non di una norma in vigore. Le disposizioni potrebbero essere ritoccate nel percorso di approvazione. Oggi valgono ancora le regole attuali, compresa la maggiorazione semestrale col suo tetto del 60%.
Inoltre lo schema non chiarisce come verranno trattate le sanzioni già passate in riscossione: se la nuova disciplina si applicherà anche ai debiti in corso o soltanto alle multe notificate dopo l'entrata in vigore è un punto da seguire nel testo definitivo. Chi ha una vecchia cartella in corso non può quindi contare oggi su alcun taglio automatico.
Cosa significa per i consumatori
- Il "palla al piede" delle multe vecchie perderebbe la componente più insidiosa: l'aumento automatico ogni sei mesi, che colpisce proprio chi è in difficoltà economica.
- Resterebbe il raddoppio dopo i 60 giorni: pagare nei termini resta quasi sempre la scelta più conveniente.
- L'avviso bonario obbligatorio darebbe un'occasione in più di mettersi in regola prima che spese e procedure si accumulino.
- La rateizzazione offrirebbe un canale per non lasciare il debito marcire quando il pagamento in un'unica soluzione non è possibile.
Cosa fare, intanto
In attesa che il testo diventi legge, i comportamenti utili restano quelli di sempre:
- Controllare le scadenze di ogni verbale ricevuto: i cinque giorni della riduzione e i sessanta del pagamento ordinario.
- Verificare gli importi nelle cartelle: le maggiorazioni applicate oltre il tetto del 60% previsto dalla legge 177/2024 sono una voce che merita un controllo.
- Conservare tutto: verbale, avvisi, cartelle, ricevute e comunicazioni con l'ente. Sono i documenti che permettono di ricostruire come l'importo è cresciuto.
- Se il debito è ormai consistente, valutare con un consulente le vie di regolamento possibili: rateizzazione, definizione o opposizione, se i termini di legge lo consentono ancora.
In sintesi
La direzione segnata dallo schema è chiara: meno debiti che crescono da soli, più trasparenza prima della riscossione. Ma fino all'approvazione definitiva ogni multa segue le regole di oggi: prudenza, scadenze controllate e documenti conservati restano la migliore protezione disponibile.
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