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Precari della PA stabilizzati: quando puoi ancora chiedere il risarcimento fino a 24 mensilità

La Cassazione (sent. 26493/2026): essere assunti in ruolo non elimina il risarcimento per gli anni da precario. L'indennità va da 4 a 24 mensilità.
29 ottobre 2026 di
Precari della PA stabilizzati: quando puoi ancora chiedere il risarcimento fino a 24 mensilità
C. Daniele

Precari della PA stabilizzati: quando puoi ancora chiedere il risarcimento fino a 24 mensilità

La Cassazione lo chiarisce: l'assunzione a tempo indeterminato non cancella il risarcimento per gli anni passati con contratti a termine

Anni di contratti a tempo determinato rinnovati uno dopo l'altro, attese tra una proroga e l'altra, e poi finalmente l'assunzione in ruolo. Per moltissimi ex precari della pubblica amministrazione quella stabilizzazione è stata un sollievo enorme, e per molti è anche diventata una specie di punto e a capo: da quel momento il passato sembrava definitivamente archiviato, compreso il diritto a un eventuale risarcimento per gli anni di incertezza. Una recente decisione della Suprema corte riporta il tema al centro e dice che il conto, in realtà, può restare aperto.

Ma se oggi sei di ruolo, puoi ancora chiedere un'indennità per gli anni da precario? La risposta della Cassazione è articolata: sì, quando è accertato l'abuso nell'utilizzo dei contratti a termine, e la stabilizzazione da sola non basta a chiudere la partita. Non è un diritto automatico per tutti, però, e vale la pena capire bene limiti e condizioni prima di fare passi in fretta.

Cosa ha stabilito la Cassazione

Con la sentenza n. 26493, depositata il 9 ottobre 2026 a seguito dell'udienza del 22 settembre, la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione ha affrontato il rapporto tra due tutele pensate per il lavoratore precario del pubblico impiego: da un lato l'immissione a tempo indeterminato, dall'altro l'indennità per l'abusiva reiterazione dei contratti a termine. Il quadro è quello dell'articolo 36, comma 5, del decreto legislativo 165/2001, il testo unico sul pubblico impiego, come riscritto dall'articolo 12 del decreto-legge n. 131/2024, convertito con modificazioni dalla legge n. 166/2024.

La norma oggi dice che, quando il danno nasce dall'abuso nell'utilizzo di una successione di contratti a termine, il giudice deve stabilire un'indennità compresa tra un minimo di 4 e un massimo di 24 mensilità dell'ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto, restando ferma la facoltà del lavoratore di provare un danno maggiore. La Corte ha chiarito il punto decisivo: la conversione del rapporto a tempo indeterminato si affianca alla tutela risarcitoria senza sostituirla. L'assunzione in ruolo tutela il rapporto di lavoro che va avanti; l'indennità compensa il pregiudizio che è già stato subito negli anni.

Attenzione a un dettaglio tecnico che può fare la differenza nei casi concreti: la stabilizzazione può essere presa in considerazione dal giudice nella quantificazione dell'indennità, ma solo quando sia direttamente ricollegata all'abuso, ad esempio quando è avvenuta nei ruoli dell'ente stesso che ha commesso la violazione e con esso si pone in rapporto di diretta derivazione causale. Fuori da questi casi, l'assunzione non riduce l'indennità.

Da 4 a 24 mensilità: come si arriva all'importo

Il tetto delle 24 mensilità è il massimo della disciplina, non una somma che spetta a prescindere. La quantificazione è rimessa al giudice e si basa su criteri precisi: la gravità della violazione, il numero dei contratti che si sono succeduti e la durata complessiva del rapporto. Un decennio di rinnovi continui non pesa come due contratti prolungati per qualche mese, e l'indennità minima di 4 mensilità resta comunque il punto di partenza previsto dalla legge.

Il lavoratore, inoltre, conserva la possibilità di dimostrare un danno maggiore rispetto alla forchetta normativa: un profilo che può diventare rilevante quando il precariato ha prodotto conseguenze particolarmente pesanti, ad esempio sulla carriera o sulla previdenza. È l'insieme di questi elementi, valutati dal giudice sul caso concreto, a determinare l'importo finale.

I limiti da conoscere prima di contare sul massimale

Prima regola: non basta essere stati precari. L'indennità presuppone l'accertamento dell'abuso nella successione dei contratti, cioè l'utilizzo illegittimo del tempo determinato per esigenze che erano invece permanenti dell'ente. Senza questo accertamento, nessun importo è dovuto.

Seconda regola: la nuova disciplina si applica, come diritto sopravvenuto, anche ai giudizi ancora pendenti, con l'unico limite del giudicato interno già formato. Chi ha una causa in corso può quindi discuterne l'impatto con il proprio legale, mentre le cause definitivamente chiuse restano dove sono.

Terza regola, di buon senso: i tempi per agire non sono infiniti. Le azioni a tutela del lavoratore si esercitano entro termini precisi che dipendono dal caso concreto, e con il passare degli anni la documentazione diventa più difficile da ricostruire. Per questo conviene muoversi presto, partendo da una valutazione dei documenti disponibili.

Cosa significa per chi ha lavorato da precario nella PA

  • Sei stato stabilizzato dopo anni di contratti a termine? L'assunzione non spegne il diritto a valutare il risarcimento per il passato: le due tutele possono coesistere.
  • Hai una causa in corso? Il nuovo quadro normativo e l'orientamento della Cassazione possono essere rilevanti per la quantificazione dell'indennità, salvo giudicato già formato.
  • Quanti contratti e quanti anni? Sono i numeri che pesano di più: più lunga è la successione di contratti, più ampia può essere la valutazione del danno.
  • Senza prove non si va lontano: contratti, proroghe, lettere di cessazione e buste paga sono la base di qualsiasi richiesta.

Cosa fare, in pratica

Il primo passo è raccogliere la documentazione completa degli anni da precario: ogni contratto e ogni proroga, le lettere di cessazione e di rinnovo, le buste paga, gli eventuali atti dell'ente relativi alle funzioni svolte. Aiuta anche scrivere una cronologia essenziale: date di inizio e fine di ogni rapporto, ente, mansioni. Se hai già avviato un contenzioso, porta questi dati al tuo legale alla luce della sentenza; se invece non hai mai valutato la questione, una verifica preliminare del caso concreto è il modo migliore per capire se e quanto puoi rivendicare, senza aspettare che i termini scadano.

In sintesi

La stabilizzazione resta una tutela fondamentale, ma da sola non compensa anni di abuso dei contratti a termine nella pubblica amministrazione. Con la sentenza 26493/2026 la Cassazione ha detto che le due misure possono convivere: al giudice la quantificazione, in una forchetta che va da 4 a 24 mensilità, con la possibilità di provare un danno maggiore. Chi ha un'esperienza di precariato alle spalle farebbe bene a farsi valutare il proprio caso, con i documenti in mano e senza promesse facili.

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